Wall Street festeggia una settimana positiva
Secondo l’Associated Press, il rialzo di Wall Street è seguito alla diffusione dei dati statunitensi sul lavoro. A settembre l’economia americana avrebbe creato soltanto 29 mila posti, contro i 133 mila di agosto: un rallentamento che ha attenuato i timori di nuove pressioni inflazionistiche e ridimensionato le aspettative di un ulteriore aumento dei tassi della Federal Reserve.
La scorsa settimana ’S&P 500 è salito dello 0,7%, il Dow Jones dello 0,5% e il Nasdaq dell’1,2%, avvicinandosi ai massimi. I rendimenti dei Treasury decennali, inizialmente scesi, sono poi risaliti al 5,28%, restando su livelli elevati. Il petrolio ha continuato a mostrare forte volatilità, chiudendo intorno a 102,25 dollari al barile.
Fra i singoli titoli, Tesla ha guadagnato il 4,7% dopo consegne superiori alle attese, mentre Nvidia ha sostenuto l’indice S&P 500. Nike ha invece perso il 3,6% per ricavi e previsioni deludenti.
Il messaggio centrale è che i mercati hanno interpretato la debolezza occupazionale come una possibile frenata dell’inflazione, quindi come un elemento favorevole per azioni e obbligazioni. Resta però un equilibrio fragile: petrolio caro, rendimenti elevati e incertezza geopolitica possono modificare rapidamente le aspettative degli investitori.
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Wall Street festeggia il lavoro debole, ma sotto gli indici resta una Borsa divisa
Secondo i commenti pubblicati il 3 ottobre dal Wall Street Journal e da Barron’s, la creazione di appena 29 mila posti di lavoro a settembre ha ridotto il timore di un nuovo aumento dei tassi da parte della Federal Reserve.
Gli investitori hanno interpretato il rallentamento del lavoro e la moderazione dei salari come segnali di minori pressioni inflazionistiche. Il Wall Street Journal osserva però che l’effetto favorevole potrebbe essere temporaneo: dopo una discesa iniziale, i rendimenti dei Treasury sono tornati a salire, con il decennale intorno al 5,3%. Restano infatti irrisolti i problemi che hanno alimentato la vendita di obbligazioni: come dicevamo, petrolio caro, deficit pubblico e rischio che l’inflazione rimanga elevata.
Barron’s sottolinea un’altra fragilità. L’S&P 500 ponderato per capitalizzazione appare vicino ai record, ma la sua versione equiponderata ha perso circa il 5% a settembre, registrando una lunga sequenza di ribassi settimanali. Significa che la tenuta degli indici dipende soprattutto da pochi grandi titoli tecnologici e dalle società considerate vincitrici della rivoluzione dell’intelligenza artificiale. Nvidia e Tesla hanno sostenuto il listino, mentre numerose aziende meno esposte alla crescita digitale sono rimaste indietro.
Le valutazioni delle testate americane convergono quindi su un quadro di prudente ottimismo. La Fed potrebbe evitare una nuova stretta immediata e la prossima stagione dei risultati societari è attesa con fiducia, anche grazie agli investimenti nell’AI. Ma la Borsa non sta salendo in modo uniforme: la distanza fra pochi colossi e il resto del mercato aumenta il rischio di correzioni.
La debolezza del lavoro è stata dunque accolta come una buona notizia finanziaria, purché non si trasformi nel segnale di una recessione. Il prossimo banco di prova sarà rappresentato dai dati sull’inflazione e dagli utili trimestrali: dovranno confermare che l’economia sta rallentando abbastanza da contenere i prezzi, ma non tanto da compromettere consumi e profitti.
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